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Il respiro dell’Artico non si ferma mai: il progetto WinterCZ monitora le emissioni invernali di CO2

    Il suolo artico continua a respirare anche sotto la neve e a temperature sotto lo zero. È quanto emerge dalle ricerche più recenti che smentiscono la vecchia convinzione secondo cui, durante i mesi freddi, i processi di respirazione del suolo entrassero in una sorta di “letargo”. Il permafrost, che occupa circa un quarto del suolo dell’emisfero Nord, gioca un ruolo cruciale nel bilancio del carbonio del pianeta. Sebbene in misura ridotta rispetto all’estate, il suolo artico emette CO2 che si accumula nei pori del manto nevoso per poi essere rilasciata in atmosfera a causa del vento o durante la fusione della neve. La scarsità di dati su questo fenomeno comporta il rischio di sottostimare una parte rilevante delle emissioni naturali, e di conseguenza il contributo dell’Artico al cambiamento climatico globale.

    Per colmare questa lacuna conoscitiva, è stato avviato il progetto WinterCZ (https://www.winter-cz.it/), finanziato nell’ambito del Programma di Ricerche in Artico (PRA-Infrastrutture) del MUR. Grazie a questo progetto, una torre di sensori dedicata alla misura della CO2 nel suolo e nel manto nevoso è stata progettata e installata presso la stazione di ricerca di Ny Ålesund, alle Isole Svalbard.

    La strumentazione, attiva dall’inverno 2024-2025, permette di raccogliere la concentrazione di CO2 nel manto nevoso e parametri meteorologici fondamentali per calcolare il flusso dei gas dalla neve. Questo sistema è complementare alle tecniche già utilizzate dal CNR-IGG, come l’Eddy Covariance e le camere di accumulo, consolidando un osservatorio dei flussi di CO2 dalla tundra artica operativo tutto l’anno.

    La campagna di attività appena svolta ha permesso di eseguire la manutenzione e la calibrazione dei sensori, oltre ad acquisire i dati sulla densità del manto nevoso necessari per i calcoli dei flussi. Un aspetto rilevante di questa missione è stato l’osservazione di una fusione precoce della neve in questa primavera. Questo evento ha spinto le ricercatrici a effettuare misure tempestive della respirazione del suolo nelle aree già scoperte, utilizzando la tecnica della camera di accumulo. Tali dati acquisiti saranno essenziali per calcolare il bilancio delle emissioni di CO2 per l’inverno 2025-2026, studiare l’impatto della fusione precoce della neve sugli ecosistemi artici nel contesto del riscaldamento globale, contribuire agli archivi internazionali di dati IADC e SIOS. L’impegno del CNR-IGG continua così a fornire strumenti essenziali per quantificare con precisione le dinamiche dei gas serra in una delle regioni più sensibili del nostro pianeta.

    Per ulteriori informazioni, Mariasilvia Giamberini, CNR-IGG (mariasilvia.giamberini@cnr.it).